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La Pubblicità in Streaming entra nelle PMI: l’analisi di Samuele Fiorini

pubblicità in streaming per le PMI - Samuele Fiorini Pagine Sì!

Il responsabile Web TV di Pagine Sì! spiega come Netflix, Prime Video e DAZN stiano aprendo un nuovo canale di comunicazione per le imprese italiane.

 

La nuova stagione della pubblicità televisiva

La pubblicità in streaming è ormai una delle frontiere più interessanti della comunicazione d’impresa.

Con l’introduzione dei piani che prevedono la presenza di messaggi pubblicitari, piattaforme come Netflix, Amazon Prime Video e DAZN hanno aperto un mercato completamente nuovo, in cui la televisione connessa diventa accessibile anche a realtà di dimensioni ridotte.

Samuele Fiorini, responsabile della divisione Web TV di Pagine Sì!, sottolinea il valore di un passaggio che consente anche a un’azienda di provincia di affiancarsi a marchi globali attraverso un investimento sostenibile: “In passato la pianificazione di campagne pubblicitarie su questi canali era riservata a grandi brand e aziende molto strutturate; oggi la stessa opportunità si estende a imprese provinciali, esercizi commerciali e attività artigianali che possono produrre e diffondere video professionali su reti internazionali. Il pubblico resta quello dei grandi network, ma il contenuto nasce dal tessuto produttivo territoriale e valorizza l’identità delle piccole realtà italiane”.

Dietro questa nuova accessibilità si muove però un motore tecnologico complesso, capace di decidere chi vede cosa e quando. Ed è qui che lo streaming mostra davvero la propria forza.

 

Target, algoritmi e precisione

Dietro l’apparente semplicità di uno spot che appare sullo schermo nel momento giusto si nasconde un sistema di selezione estremamente raffinato. Le piattaforme di streaming raccolgono dati demografici e comportamentali dagli abbonamenti, incrociandoli con le abitudini di visione e con i percorsi di navigazione digitale. In questo modo ogni campagna viene costruita su profili reali, con parametri che includono età, interessi, località, tipo di contenuti seguiti e persino orari di fruizione.

Parliamo di una pianificazione basata su logiche predittive”, spiega Fiorini, “dove l’inserzionista decide non solo dove apparire, ma a chi e quando. È un modo di comunicare più controllato, in cui ogni euro speso ha un tracciamento preciso”.

Il risultato è una forma di pubblicità che si adatta al comportamento dell’utente senza interromperlo, mantenendo la naturalezza della visione. La tecnologia consente di calibrare la frequenza degli spot, misurare il numero effettivo di visualizzazioni e ottimizzare la resa complessiva della campagna in tempo reale. Per le piccole e medie imprese questo significa poter investire in comunicazione con criteri di efficienza tipici del digitale, ma con la forza visiva della televisione. “Questo è un altro passo in avanti a favore delle imprese locali”, prosegue Fiorini, “perché per loro è fondamentale poter trasmettere il proprio spot solo nella propria regione o provincia di riferimento”.

Ma quanto serve davvero per accedere a questo nuovo spazio mediatico, e fino a che punto una PMI italiana può permettersi una presenza su piattaforme globali come Netflix, DAZN o Prime Video?

 

Investimenti e ritorni

Il primo dato che sorprende chi si avvicina alla pubblicità in streaming riguarda in effetti proprio i costi. Le cifre sono decisamente lontane dagli standard della televisione tradizionale, dove una campagna di due settimane su una rete locale o nazionale può raggiungere e persino superare le sei cifre. “Prima di tutto, sulle piattaforme digitali la logica è completamente diversa”, chiarisce Fiorini; “il budget si costruisce in base alla copertura desiderata, alla durata della campagna e al numero di visualizzazioni effettive; con poche migliaia di euro oggi una piccola impresa può raggiungere decine di migliaia di persone nella loro TV, comparendo durante serie o programmi di grande richiamo, e nelle trasmissioni sportive che hanno un’audience enorme. Le piattaforme come Netflix, Prime Video e DAZN consentono di impostare una pianificazione scalabile, vale a dire che il costo cresce proporzionalmente alla platea, senza la rigidità dei listini televisivi. In questo modo anche un’attività commerciale o un’impresa artigiana possono accedere a un mezzo che fino a pochi anni fa era fuori portata”.

Fiorini ricorda il caso di un’azienda del settore impiantistico che, con un budget iniziale di 5.000 euro, ha generato contatti diretti e deciso di rinnovare immediatamente la campagna, raddoppiando l’investimento, e commenta che “l’efficacia dipende, ancora più che dal budget, dalla qualità del messaggio e dalla coerenza del target scelto. Quando il pubblico riconosce il brand in un contesto credibile, la risposta è immediata”.

 

La forma e il linguaggio degli spot

Se la pianificazione definisce dove e a chi mostrare il messaggio, la qualità del video decide come verrà percepito. Gli spot destinati allo streaming devono rispondere a criteri di produzione molto più vicini a quelli televisivi e cinematografici che al linguaggio dei social: regia, fotografia, audio e ritmo narrativo devono armonizzarsi con i contenuti editoriali delle piattaforme, che sono naturalmente di altissima qualità. “Uno spot che finisce su Netflix o su Prime Video”, osserva Fiorini, “deve mantenere uno standard elevato, perché viene inserito tra serie o eventi sportivi girati con tecnologie di ultima generazione. Per questo ci affidiamo a filmmaker professionisti, in grado di garantire una resa tecnica e narrativa coerente con il contesto. Del resto, se non producessimo contenuti video allineati agli standard qualitativi della piattaforma, la piattaforma stessa ce li respingerebbe”.

Gli spot hanno in genere una durata breve, fra i quindici e i trenta secondi, e in quel tempo limitato devono riuscire a raccontare un’identità; l’obiettivo è favorire riconoscibilità e fiducia, rafforzando la percezione di qualità del marchio più che stimolare l’acquisto immediato. “Il messaggio ideale risulta chiaro, visivamente curato e fondato su un’idea semplice, emozionale e capace di restare impressa anche senza l’urgenza di un’offerta”, prosegue Fiorini;lo streaming rappresenta una forma di comunicazione d’immagine, pensata per lasciare traccia quando l’utente è rilassato, davanti alla TV; un valore emotivo che richiede sensibilità, immaginazione e progettazione”.

La divisione Web TV di Pagine Sì! accompagna le imprese in ogni fase, dalla sceneggiatura alla produzione fino alla distribuzione. È un lavoro che unisce creatività e metodo, con la missione di far entrare anche le PMI in un ecosistema mediatico un tempo riservato solo ai grandi. La diffusione dei piani con advertising su piattaforme globali sta accelerando, e tutto lascia pensare che la pubblicità in streaming diventerà presto parte stabile delle strategie aziendali. Per Fiorini il momento è ora: “Chi sceglie di investire adesso sarà pronto quando il mercato raggiungerà la piena maturità. Lo streaming non sostituirà la televisione, ma ne rappresenta già l’evoluzione più intelligente”.

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Team Comunicazione

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