Un gruppo collegato agli Houthi in Yemen avrebbe tentato di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale per supportare programmi militari legati allo sviluppo di sistemi missilistici. A riportarlo è il Financial Times, che cita un rapporto pubblicato da Anthropic, società statunitense sviluppatrice del modello Claude.
Secondo la ricostruzione, una cellula attiva nel nord dello Yemen avrebbe impiegato Claude Code, lo strumento dedicato alla generazione e gestione del codice, con l’obiettivo di creare software destinati a progetti missilistici. L’azienda americana ha individuato tre iniziative considerate potenzialmente legate ad attività militari: un razzo guidato, un missile balistico con una gittata dichiarata superiore ai 2.000 chilometri e una variante ipersonica.
Gli strumenti di intelligenza artificiale sarebbero stati utilizzati soprattutto per attività tecniche, come lo sviluppo di sistemi di guida, navigazione e controllo. Dopo aver rilevato l’utilizzo improprio della piattaforma, Anthropic ha proceduto al blocco degli account coinvolti, interrompendo le attività entro agosto.
Non risultano tuttavia prove che il gruppo sia riuscito a realizzare un’arma funzionante o a portare in campo un sistema missilistico operativo.
Il rapporto Anthropic e il test fallito di un razzo
Nel documento pubblicato dall’azienda viene indicato che uno dei progetti avrebbe raggiunto anche una fase di sperimentazione pratica. Un razzo sarebbe stato sottoposto a un test sul campo, ma la prova avrebbe avuto esito negativo.
Anthropic precisa inoltre che il rapporto non identifica direttamente gli utilizzatori come membri di Ansar Allah, il nome ufficiale del movimento Houthi. L’attribuzione al gruppo yemenita deriva invece dall’analisi e dalla ricostruzione effettuata dal Financial Times.
La società tecnologica sottolinea che le attività individuate sono state fermate prima dell’attuale escalation militare del movimento. Per questo motivo, non è possibile stabilire un collegamento diretto tra l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e le successive operazioni militari degli Houthi.
Il caso apre comunque un nuovo fronte nel dibattito internazionale sull’impiego dell’IA da parte di organizzazioni militari o gruppi armati, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di utilizzare strumenti avanzati per accelerare la progettazione di tecnologie sensibili.
La situazione militare nello Yemen e nel Mar Rosso
Il tentativo di utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte della cellula yemenita si inserisce in un contesto di forte tensione regionale. Il conflitto nello Yemen continua a influenzare gli equilibri del Mar Rosso e delle principali rotte commerciali internazionali.
Gli Houthi, conosciuti anche come Ansar Allah, hanno ampliato la propria presenza territoriale conquistando Mokha, importante porto sulla costa sud-occidentale del Paese, e aumentando la loro influenza nell’area di Mayun, conosciuta anche come Perim.
La posizione strategica dello stretto di Bab al Mandeb rende questa zona particolarmente rilevante: il passaggio collega il Mar Rosso al Golfo di Aden ed è fondamentale per le navi dirette verso il Canale di Suez.
Nel frattempo, il portavoce degli Houthi Yahya Saree ha rivendicato un attacco condotto con missili e droni contro una base situata a Sharurah, nel sud dell’Arabia Saudita.
Il rischio dell’IA fuori controllo secondo Dario Amodei
Il caso analizzato da Anthropic si collega alle preoccupazioni espresse recentemente dal Ceo dell’azienda, Dario Amodei. Nel testo intitolato “We Must Pace the Frontier”, il manager ha evidenziato la necessità di rallentare la crescita delle capacità dei modelli di intelligenza artificiale per consentire ai sistemi di sicurezza di svilupparsi allo stesso ritmo.
Tra i principali rischi indicati da Amodei figurano gli attacchi informatici avanzati, il bioterrorismo e la possibilità che sistemi sempre più complessi possano sfuggire al controllo umano.
L’utilizzo dell’IA in ambito militare rappresenta quindi uno degli esempi concreti delle sfide legate alla diffusione di strumenti tecnologici sempre più potenti. La questione non riguarda soltanto il campo di battaglia, ma anche la necessità di stabilire regole e sistemi di monitoraggio capaci di prevenire utilizzi pericolosi.