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Data center e acqua: il drammatico impatto dell’IA entro il 2030

Secondo l’ONU, i consumi idrici dei data center che alimentano l’intelligenza artificiale potrebbero eguagliare il fabbisogno dell’intera Africa subsahariana, evidenziando rischi ambientali trascurati
Data center per Ia

Entro il 2030, i data center che supportano l’intelligenza artificiale potrebbero consumare tanta acqua quanta ne serve a oltre 1,3 miliardi di persone, pari all’intera popolazione dell’Africa subsahariana. È questo il quadro delineato dal nuovo rapporto dell’Istituto per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute dell’ONU (Unu-Inweh), pubblicato in un periodo di crescita vertiginosa dell’IA.

Il documento sottolinea come l’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale venga spesso misurato solo in termini di emissioni di CO₂, trascurando completamente l’acqua e l’uso del territorio. In maniera sorprendente, il passaggio dalle energie fossili a quelle rinnovabili riduce le emissioni carboniche ma può aumentare i consumi idrici fino a 30 volte e l’impatto territoriale fino a 100 volte.

Consumo energetico e uso quotidiano: i veri colpevoli

Contrariamente alla convinzione comune, non è l’addestramento dei modelli di IA a consumare la maggior parte dell’energia, bensì l’uso quotidiano delle applicazioni. Ad esempio, la produzione di un singolo video generativo può richiedere fino a 200.000 volte più energia di una semplice richiesta testuale, dimostrando quanto l’uso costante dei sistemi influisca sul consumo globale.

Esempi concreti: Irlanda e Uruguay

Il rapporto analizza casi reali di pressione ambientale. In Irlanda, i data center hanno assorbito nel 2023 il 21% dell’elettricità nazionale, superando i consumi della popolazione urbana complessiva.

In Uruguay, la costruzione di un nuovo data center ad alto fabbisogno idrico si è sovrapposta alla siccità del 2023, rendendo l’acqua potabile di Montevideo temporaneamente non utilizzabile. Questi esempi evidenziano come la corsa all’IA possa aggravare problemi già esistenti, in particolare in aree con risorse idriche limitate.

Rifiuti elettronici e disuguaglianze globali

Entro il 2030, i data center potrebbero generare fino a 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici all’anno, mentre le materie prime necessarie all’hardware sono concentrate in regioni del Sud del mondo, spesso con regolamentazioni ambientali deboli. In questo scenario, i benefici dell’IA si concentrano al Nord, mentre i costi ambientali ricadono altrove, accentuando le disuguaglianze globali.

La richiesta dell’ONU: un’IA responsabile

Gli esperti propongono un “ecosistema di IA responsabile” basato su trasparenza, progettazione efficiente, giustizia ambientale e cooperazione internazionale. Gli operatori e gli investitori dovrebbero considerare energia, acqua e territorio come rischi materiali, non come esternalità trascurabili, coinvolgendo le comunità locali nelle decisioni fin dalle fasi iniziali.

Come sottolinea Kaveh Madani, direttore dell’Unu-Inweh: “Questo rapporto non è un’accusa contro l’IA, ma un invito a un utilizzo responsabile che affronti proattivamente gli impatti indesiderati per rendere questa tecnologia sostenibile ed equa”.

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Redazione

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