La vicenda prende avvio con un comunicato ufficiale pubblicato sul blog di Anthropic. Il 9 giugno viene annunciato Fable 5, il primo prodotto destinato al pubblico costruito sopra la tecnologia del modello avanzato Mythos. Fin da subito, l’azienda guidata da Dario Amodei sottolinea il carattere innovativo del sistema, considerato uno dei più potenti mai sviluppati internamente.
Mythos viene inizialmente distribuito a una cerchia ristretta di partner selezionati, con l’obiettivo di analizzarne il comportamento e individuare eventuali criticità nei sistemi software. Le sue capacità, soprattutto nell’ambito del coding, emergono rapidamente: il modello è in grado di identificare vulnerabilità complesse in software utilizzati da milioni di utenti.
Proprio in questa fase iniziale si diffonde il termine “Bugmageddon”, utilizzato dal Wall Street Journal per descrivere uno scenario potenziale in cui l’intelligenza artificiale potrebbe far emergere una quantità massiva di bug nascosti nei sistemi digitali globali.
Il dietrofront e la sospensione imposta dal governo statunitense
A distanza di pochi giorni dall’annuncio iniziale, la situazione cambia radicalmente. Il 12 giugno, la nota relativa al lancio di Fable 5 scompare dalla sezione news di Anthropic e viene sostituita da una nuova comunicazione ufficiale: una dichiarazione relativa a una direttiva del governo degli Stati Uniti.
Secondo quanto riportato, le autorità avrebbero richiesto la sospensione dell’accesso a Fable 5 e Mythos 5 per tutti gli utenti non cittadini statunitensi. Una misura particolarmente restrittiva che, nella pratica, avrebbe incluso anche dipendenti dell’azienda privi di cittadinanza americana.
Poiché Anthropic non sarebbe in grado di distinguere con certezza la nazionalità degli utenti, la decisione finale è stata quella di bloccare completamente l’accesso ai modelli su scala globale. Una scelta che ha immediatamente acceso il dibattito nel settore dell’intelligenza artificiale.
Il nodo sicurezza e il rischio jailbreak nei modelli avanzati
Al centro della decisione governativa ci sarebbe un tema cruciale: la sicurezza. In particolare, il timore riguarda la possibilità di un cosiddetto “universal jailbreak”, ovvero una tecnica in grado di aggirare i limiti di sicurezza integrati nel modello.
Secondo alcune segnalazioni, Fable 5 avrebbe mostrato un comportamento “a due velocità”. In condizioni normali sfruttava le capacità avanzate di Mythos, mentre in scenari sensibili — come richieste legate a biologia o cybersecurity — il sistema passava automaticamente a modelli meno potenti e più controllati.
Le autorità temono che questo meccanismo possa essere stato aggirato, consentendo l’accesso alle funzionalità complete del modello. Tuttavia, Anthropic non ha confermato questa ricostruzione e ha dichiarato che i propri test di sicurezza non hanno evidenziato un jailbreak universale funzionante.
Le reazioni e i primi test sul web
Nel frattempo, l’interesse pubblico per Fable 5 è cresciuto rapidamente. Nei giorni immediatamente successivi al rilascio, sui social sono comparsi numerosi video dimostrativi delle sue capacità.
Alcuni contenuti mostrano risultati particolarmente avanzati nella generazione di siti web complessi, con animazioni articolate e strutture dinamiche. In altri casi si parla addirittura della creazione rapida di repliche funzionanti di ambienti videoludici complessi, come cloni di Minecraft sviluppati in pochi minuti.
Resta però difficile distinguere tra dimostrazioni autentiche e contenuti manipolati per ottenere visibilità. Questo elemento contribuisce ad alimentare ulteriormente il dibattito sulla reale portata delle capacità di Mythos e della sua applicazione Fable 5.





