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Meta sotto accusa, dipendenti denunciano licenziamenti decisi dall’IA

Ventisei lavoratori hanno presentato una causa contro il colosso di Zuckerberg accusando un algoritmo di aver penalizzato chi era in congedo medico o parentale
Intelligenza Artificiale Meta

Meta è finita al centro di una controversia legale negli Stati Uniti dopo la denuncia presentata da 26 dipendenti licenziati nell’ambito del piano di riduzione del personale che ha coinvolto circa 8 mila lavoratori.

Secondo quanto riportato nella causa depositata presso il tribunale federale di Oakland, in California, il gruppo guidato da Mark Zuckerberg avrebbe utilizzato sistemi basati sull’intelligenza artificiale per valutare la produttività dei dipendenti e individuare le persone da lasciare a casa.

I lavoratori sostengono che il processo decisionale abbia penalizzato in modo particolare coloro che si trovavano in congedo di maternità, congedo parentale, malattia o condizioni legate alla disabilità.

L’accusa principale riguarda l’utilizzo di criteri algoritmici che non avrebbero considerato adeguatamente le assenze giustificate e le situazioni personali dei dipendenti.

Meta, però, ha respinto ogni contestazione, definendo le accuse prive di fondamento e precisando che le decisioni organizzative sarebbero state prese da persone e non dall’intelligenza artificiale.

Secondo i dipendenti un algoritmo avrebbe valutato le prestazioni

La causa nasce dalla decisione di Meta di procedere con una delle più grandi riduzioni della forza lavoro nella storia recente dell’azienda, con il taglio di circa il 10% dei dipendenti complessivi.

Secondo la ricostruzione fornita dai lavoratori coinvolti, la selezione delle persone da licenziare non sarebbe stata affidata esclusivamente ai manager, ma avrebbe coinvolto anche un sistema interno basato sull’intelligenza artificiale.

Nel procedimento vengono citati diversi strumenti utilizzati per analizzare le prestazioni dei dipendenti, tra cui:

  • dati relativi alla digitazione e al monitoraggio delle attività lavorative;
  • dashboard sull’utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale;
  • classifiche di rendimento supportate da algoritmi.

Secondo i ricorrenti, questi parametri avrebbero contribuito a creare una graduatoria della produttività utilizzata per identificare i lavoratori considerati meno indispensabili.

L’accusa: penalizzati i dipendenti in congedo

Uno degli aspetti centrali della denuncia riguarda il modo in cui il sistema avrebbe gestito i periodi di assenza dal lavoro.

Secondo i dipendenti, l’algoritmo avrebbe attribuito valutazioni inferiori a persone che non potevano accumulare determinati punteggi di produttività proprio perché si trovavano in congedo autorizzato.

La contestazione sostiene che Meta non avrebbe effettuato una revisione individuale sufficiente per distinguere una reale riduzione delle prestazioni da una situazione temporanea legata a motivazioni tutelate dalla legge.

Nel testo della querela, citato dall’Associated Press, viene sostenuto che l’azienda non avrebbe sospeso il sistema di valutazione per svolgere un’analisi separata rispetto ai periodi di congedo o agli eventuali adattamenti necessari per i lavoratori con disabilità.

Tra i ricorrenti donne in maternità e lavoratori con disabilità

Tra i 26 dipendenti che hanno aderito all’azione legale figurano otto donne che si trovavano in congedo di maternità e quattro uomini in congedo parentale.

Un altro lavoratore coinvolto nella causa aveva ottenuto un periodo di assenza per motivi di salute collegati a una grave condizione di disabilità.

Secondo quanto dichiarato nella denuncia, un responsabile di Meta avrebbe anche scoraggiato il dipendente dall’utilizzare il congedo medico, avvertendolo che questa scelta avrebbe potuto influire negativamente sulla sua posizione durante il processo di selezione dei licenziamenti.

Possibile violazione delle norme contro la discriminazione

Gli avvocati dei lavoratori sostengono che il comportamento dell’azienda potrebbe configurare una violazione del principio di “responsabilità per impatto disparato”, previsto dal Civil Rights Act del 1964.

Questa norma stabilisce che anche procedure apparentemente neutrali possono risultare discriminatorie se producono effetti sproporzionati su una specifica categoria di persone.

Secondo l’accusa, nel caso Meta il sistema avrebbe colpito in modo particolare i lavoratori che avevano usufruito di congedi, con una forte presenza di dipendenti donne rientrate dalla maternità.

La vicenda apre così un nuovo fronte nel dibattito sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle decisioni aziendali, soprattutto quando gli algoritmi vengono impiegati per valutare prestazioni, carriere e occupazione.

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Redazione

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