I chatbot conversazionali come ChatGPT, Gemini o Claude sembrano strumenti sicuri e familiari, ma l’illusione della confidenza può portare a condivisioni rischiose. Molti utenti, in cerca di risposte immediate o di supporto pratico, finiscono per rivelare informazioni personali, sanitarie o aziendali che potrebbero finire in mani sbagliate.
L’illusione della confidenza
L’interazione con un’intelligenza artificiale che “ricorda” gusti, abitudini e dettagli della nostra vita può essere sorprendentemente coinvolgente. È facile dimenticare che qualsiasi dato condiviso può essere archiviato, analizzato o perfino utilizzato per addestrare futuri modelli di AI, soprattutto se non si disattiva l’opzione di utilizzo dei dati per il training.
Un esempio concreto? Nel 2023 un bug di ChatGPT ha esposto le chat di alcuni utenti, rendendo visibili conversazioni riservate. Anche Google e Microsoft invitano a non inserire dati sensibili: nome completo, numeri di carta o codice fiscale non vanno mai digitati in un prompt.
Cosa non condividere mai con l’AI
Secondo gli esperti di privacy digitale e cybersecurity, ci sono categorie di dati che vanno sempre tenute fuori dalle chat con l’AI, anche quando usate strumenti noti come ChatGPT, Gemini o Copilot:
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Dati identificativi: numero di previdenza sociale, passaporto, patente, indirizzo di casa, numero di telefono.
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Dati sanitari: referti medici, sintomi sensibili o diagnosi, che potrebbero essere trattati al di fuori delle tutele sanitarie.
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Credenziali di accesso: PIN, password, risposte alle domande di sicurezza e dati bancari.
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Dati aziendali riservati: informazioni su clienti, codice sorgente, piani strategici. Alcune aziende, come Samsung, hanno vietato l’uso dei chatbot per motivi di sicurezza interna.
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Contenuti finanziari: numeri di conto, investimenti, documenti fiscali.
Come rendere la chat più sicura
Esistono strumenti e impostazioni pensati per ridurre al minimo la raccolta e la conservazione dei dati durante l’uso dei chatbot. Ecco alcune strategie efficaci:
1. Attivate la modalità temporanea
ChatGPT offre una chat temporanea, attivabile in alto a destra nella finestra di conversazione. Le conversazioni non verranno salvate né usate per l’addestramento del modello.
2. Eliminate la cronologia
Cancellare regolarmente le chat è un’abitudine utile. La maggior parte dei provider elimina i dati “cancellati” dopo 30 giorni. Alcune eccezioni, come DeepSeek (con server in Cina), possono conservarli indefinitamente.
3. Disattivate l’uso dei dati per il training
Andate nelle impostazioni di privacy del vostro chatbot e cercate l’opzione per escludere le vostre conversazioni dall’addestramento. OpenAI, Google e Microsoft lo consentono.
4. Usate piattaforme che garantiscono anonimato
Servizi come Duck.ai offrono la possibilità di fare domande in forma anonima, senza registrare o condividere dati. Tuttavia, queste piattaforme non supportano tutte le funzionalità avanzate, come l’analisi di documenti.
Come comportarsi sul lavoro
Chi usa i chatbot per fini professionali dovrebbe essere ancora più cauto. L’uso di ChatGPT o simili per redigere email, analizzare codice o documenti potrebbe esporre informazioni sensibili o strategiche.
La soluzione più sicura? Utilizzare versioni aziendali con protezioni dedicate, come ChatGPT Enterprise, che garantiscono maggiore riservatezza dei dati e gestione conforme alla normativa.





