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Google punta sull’accessibilità: AI, zoom intelligente e sottotitoli espressivi

In occasione del Global Accessibility Awareness Day 2025, Google presenta nuove funzioni per rendere i suoi servizi più inclusivi, con un focus su intelligenza artificiale e usabilità mobile
Google Chrome

Google ha rinnovato il suo impegno per l’inclusività presentando una serie di strumenti pensati per facilitare l’accesso alla tecnologia a chi vive con disabilità visive, uditive o motorie. L’occasione è stata il Global Accessibility Awareness Day, evento durante il quale l’azienda ha mostrato le ultime evoluzioni dei suoi prodotti, tutte accomunate da un filo conduttore: l’intelligenza artificiale al servizio dell’accessibilità.

Page Zoom su Chrome Android: leggere meglio, senza disordine

Tra le novità più tangibili spicca la nuova funzione di zoom intelligente per Chrome su Android, denominata Page Zoom. Una soluzione semplice ma potente, pensata per chi fatica a leggere testi troppo piccoli su smartphone. Fino a oggi, ingrandire il contenuto di una pagina comportava inevitabilmente problemi di impaginazione, con elementi grafici che si spostavano o diventavano difficili da selezionare.

Con Page Zoom, è possibile ingrandire solo il testo mantenendo inalterata la struttura del sito web. Questo significa navigazione fluida e leggibilità migliorata, senza compromettere l’esperienza utente. La funzione si attiva facilmente accedendo al menu di Chrome (i tre puntini in alto a destra), andando su ImpostazioniAccessibilità e scegliendo il livello di ingrandimento preferito. È anche possibile decidere se applicare la modifica a tutti i siti o solo a quelli selezionati.

Sottotitoli con emozioni: arrivano le Expressive Captions

Le Expressive Captions rappresentano un’evoluzione importante nei sottotitoli generati da AI, disponibili con Android 15. Non solo traducono in testo i dialoghi in tempo reale, ma ne comunicano anche il tono emotivo. Se qualcuno dice “Noooo” in modo prolungato, il sistema lo rappresenta fedelmente nel testo, restituendo un’esperienza più autentica e coinvolgente.

Questi sottotitoli arricchiti integrano etichette per suoni non verbali come applausi, risate o colpi di tosse, migliorando l’esperienza per chi ha disabilità uditive. Al momento, la funzione è disponibile in inglese, ma pone le basi per una nuova generazione di accessibilità multilingue e sensoriale.

TalkBack con Gemini: l’AI che descrive ciò che vedi

L’integrazione tra TalkBack, il lettore di schermo di Android, e Gemini, il modello di AI di Google, porta a un altro livello l’assistenza per le persone cieche o ipovedenti. Gli utenti possono ora interrogare l’AI su ciò che è visualizzato sullo schermo, ottenendo descrizioni dettagliate di immagini, siti web o qualsiasi contenuto privo di testo alternativo.

Questo upgrade rende l’interazione molto più dinamica, soprattutto quando si ricevono immagini via chat, si navigano siti complessi o si accede a documenti grafici. L’AI colma così le lacune informative, offrendo una guida narrativa in tempo reale.

Euphonia e il riconoscimento vocale inclusivo

Il progetto Euphonia continua a migliorare il riconoscimento vocale per chi parla con cadenze o intonazioni atipiche, come nel caso di persone con patologie neurologiche o linguistiche. Google ha messo a disposizione strumenti open source su GitHub, invitando gli sviluppatori a contribuire alla creazione di modelli più flessibili e rappresentativi.

Parallelamente, è iniziata una raccolta di dati vocali in 10 lingue africane, in collaborazione con l’University College London. L’obiettivo è espandere l’inclusività linguistica, superando i limiti imposti dagli attuali dataset dominati dalle lingue europee o asiatiche.

Inclusività come standard, non come eccezione

Queste innovazioni dimostrano che per Google l’accessibilità non è un add-on, ma un principio fondante del design tecnologico. L’intelligenza artificiale viene usata non solo per automatizzare, ma per democratizzare l’accesso alle informazioni, facilitando l’autonomia personale e l’inclusione sociale.

La sfida ora sarà diffondere queste funzionalità su scala globale e renderle realmente accessibili anche nelle realtà tecnologicamente meno avanzate. L’approccio è chiaro: rendere ogni prodotto, app e servizio intuitivo e utilizzabile da tutti, indipendentemente dalle proprie abilità.

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Redazione

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