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Quando finirà la vita sulla Terra? La scienza prova a rispondere

Tra clima estremo, collasso dell’ossigeno e l’evoluzione del Sole: cosa ci aspetta nel futuro lontano del nostro pianeta
Terra

La fine della vita sulla Terra è un evento certo, ma non imminente. A determinare il tramonto dell’esistenza sul nostro pianeta concorrono una serie di processi naturali che agiscono su scale temporali immense, spesso difficili da immaginare. Tuttavia, la scienza ha iniziato a tracciare i possibili scenari futuri, basandosi su simulazioni climatiche, studi geologici e modelli astrofisici.

Una Terra sempre meno ospitale per l’umanità

L’impronta ecologica dell’uomo ha già modificato in profondità il pianeta. La perdita di biodiversità, l’aumento dei disastri naturali e la crescente scarsità di risorse stanno compromettendo l’equilibrio degli ecosistemi. Secondo François Keck, ricercatore del gruppo di Altermatt, la pressione umana non si limita a ridurre il numero di specie, ma altera profondamente la struttura delle comunità viventi.

Anche se si riuscisse a mitigare questi effetti, la lunga durata della vita sulla Terra resta segnata. Uno studio condotto da Alexander Farnsworth dell’Università di Bristol ha simulato il clima futuro della Terra nei prossimi 250 milioni di anni, evidenziando un aumento drastico delle temperature globali. Con livelli di CO₂ raddoppiati e un Sole più caldo del 2,5%, il pianeta potrebbe diventare invivibile per i mammiferi, con temperature tra i 40 e i 70°C concentrate in un unico supercontinente tropicale.

Il futuro dell’ossigeno: un countdown geologico

Ma l’aspetto forse più cruciale riguarda la composizione dell’atmosfera. Kazumi Ozaki e Christopher Reinhard, in uno studio pubblicato su Nature, hanno ipotizzato che i livelli di ossigeno atmosferico potrebbero crollare drasticamente entro un miliardo di anni. L’aumento della radiazione solare, combinato al ciclo geochimico che riduce progressivamente la CO₂, renderà la fotosintesi impossibile. Il risultato? Un’atmosfera dominata dal metano, simile a quella primordiale della Terra, e la scomparsa di gran parte della vita complessa.

Il cambiamento non sarà graduale: secondo i ricercatori, potrebbe avvenire in appena 10.000 anni, troppo rapidamente perché le forme di vita attuali possano adattarsi. Le piante C3, essenziali per la fotosintesi, potrebbero estinguersi già entro 500 milioni di anni, segnando l’inizio di un declino irreversibile per l’intera biosfera.

Dopo l’uomo, il ritorno degli antichi

Tuttavia, la fine dell’ossigeno non significherà necessariamente la fine di ogni forma di vita. Come spiegato da Reinhard, è probabile che organismi anaerobici primitivi – già presenti oggi in ambienti estremi – possano riemergere e prosperare, esattamente come accadde prima del “Grande Evento di Ossidazione” di 2,5 miliardi di anni fa.

Queste forme di vita potrebbero mantenere una tenue attività biologica anche in un’atmosfera inospitale, rimandando l’estinzione totale di centinaia di milioni di anni.

La vera fine: il Sole diventerà un gigante rosso

Il punto di non ritorno assoluto arriverà solo quando il Sole si espanderà in un gigante rosso, inglobando i pianeti più interni del sistema solare, Terra compresa. Questo fenomeno, previsto tra circa 5-7 miliardi di anni, segnerà la scomparsa fisica del pianeta stesso. A quel punto, nessuna forma di vita potrà sopravvivere.

Fino ad allora, tuttavia, la vita continuerà ad adattarsi, sorprendere e – forse – resistere. Come ammoniva un celebre scienziato del cinema: “La vita… trova un modo”.

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Redazione

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