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L’intelligenza artificiale accelera la trasformazione digitale delle imprese italiane

Secondo l’EY Italy AI Barometer 2025, l’adozione dell’AI nelle aziende italiane è quadruplicata in un anno, con una forte spinta alla formazione ma persistono differenze tra manager e dipendenti
ia e pmi italiane

L’intelligenza artificiale (AI) è sempre più centrale nel percorso di digitalizzazione delle imprese italiane, con un’adozione che ha registrato un significativo incremento nell’ultimo anno. Secondo l’EY Italy AI Barometer 2025, basato su un’indagine che ha coinvolto oltre 4.900 aziende europee, tra cui 539 realtà italiane, l’uso dell’AI nel mondo del lavoro in Italia è passato dal 12% nel 2024 al 46% nel 2025, dimostrando una rapida evoluzione del tessuto imprenditoriale nazionale.

Una diffusione trasversale tra settori e dimensioni aziendali

Questa crescita è trasversale a tutti i settori: se fino a pochi anni fa l’adozione dell’AI era prerogativa di grandi imprese e settori altamente specializzati, oggi coinvolge realtà di ogni dimensione. L’intelligenza artificiale si integra nei processi operativi, nel supporto decisionale e nelle interazioni con i clienti. Nel 2024, il 77% dei lavoratori italiani ha avuto almeno un’esperienza diretta con strumenti di AI, segnando un progresso significativo rispetto al passato.

Il ruolo della normativa europea e della formazione

A contribuire a questa accelerazione è anche il contesto normativo europeo: l’introduzione dell’AI Act e le disposizioni del disegno di legge italiano sull’intelligenza artificiale hanno incentivato le aziende a investire in formazione. Il provvedimento, che impone obblighi formativi per i dipendenti, ha fatto dell’Italia un modello europeo. Il 64% dei lavoratori italiani investe oggi per acquisire competenze in ambito AI, il dato più alto in Europa, superando Spagna e Germania. Di questi, il 26% lo fa su iniziativa personale e il 22% attraverso programmi aziendali.

Un divario ancora ampio tra manager e dipendenti

Nonostante i progressi, emergono differenze significative tra manager e dipendenti in termini di consapevolezza e utilizzo dell’AI. Il 55% dei dirigenti dichiara un miglioramento della produttività grazie all’AI, contro appena il 33% dei lavoratori operativi. Inoltre, mentre il 74% dei manager conosce i principi etici che regolano l’uso dell’AI, solo il 47% dei dipendenti ne è informato. Questo divario, secondo EY, evidenzia la necessità di un’adozione più inclusiva, che non si limiti a un approccio “top-down”, ma che coinvolga attivamente tutta la forza lavoro.

Le preoccupazioni legate all’occupazione

L’intelligenza artificiale continua anche a suscitare preoccupazioni, in particolare sul fronte occupazionale. Secondo il report, il 34% dei lavoratori italiani teme un impatto negativo dell’AI sul proprio lavoro, una percezione diffusa soprattutto nei settori caratterizzati da processi automatizzabili. Il 76% degli intervistati ritiene che l’introduzione di tecnologie AI porterà a una riduzione del personale.

La formazione come leva strategica per l’inclusione

Per Giuseppe Santonato, AI Leader di EY Europe West, la chiave per affrontare queste sfide è investire in formazione, governance e accessibilità. Solo così l’intelligenza artificiale potrà diventare uno strumento di trasformazione inclusivo e sostenibile, in grado di generare benefici per tutto il sistema, non solo per le imprese.

I settori trainanti: energia, sport, finanza e manifattura

Dal punto di vista settoriale, l’EY Italy AI Barometer 2025 evidenzia come energia e sport siano i comparti dove l’adozione dell’AI ha prodotto i maggiori vantaggi, con un consenso unanime tra gli operatori. Ottimi risultati anche nel settore finanziario (88% degli intervistati rileva miglioramenti), nella manifattura avanzata (80%) e nella ricerca scientifica (75%). Questi dati confermano che l’AI è ormai un fattore strategico per la competitività e l’innovazione, capace di trasformare in profondità anche i contesti più tradizionali.

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Redazione

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