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Prime video come la tv: più pubblicità, meno controllo per l’utente

Amazon intensifica la presenza degli spot su Prime Video, tra interruzioni casuali e supplementi per chi vuole evitarli
Amazon Prime Video

Prime Video sta cambiando volto, e non tutti gli utenti ne sono entusiasti. Negli ultimi mesi, le interruzioni pubblicitarie durante la visione di film e serie TV si sono moltiplicate, raggiungendo anche i contenuti originali Amazon. A essere colpiti non sono solo gli episodi lunghi: anche una semplice puntata di 45 minuti può includere oltre tre minuti di spot, distribuiti senza una logica apparente. Il risultato? Un’esperienza di visione che ricorda sempre più quella della televisione tradizionale, ma con un canone annuale.

Un cambiamento annunciato da tempo

Amazon non ha mai nascosto le sue intenzioni. Già nell’autunno del 2024 l’azienda aveva dichiarato l’intenzione di aumentare la pubblicità su Prime Video, monitorando attentamente le reazioni degli utenti. I test condotti in diversi mercati hanno confermato che la perdita di abbonati è stata minima, incoraggiando l’azienda a spingere sull’acceleratore.

Il modello sembra ispirarsi a quello di Netflix, che ha ottenuto buoni risultati con il suo piano supportato da pubblicità. Amazon ha però adottato un approccio più aggressivo, sperimentando vari formati e durate degli spot, fino a giungere alla situazione attuale: un sistema poco prevedibile, con pause pubblicitarie frequenti e disomogenee.

Interruzioni imprevedibili e algoritmi opachi

La frustrazione degli utenti è alimentata da un altro elemento: l’imprevedibilità delle interruzioni. In alcuni casi si verificano tre spot da oltre un minuto, in altri l’esperienza è meno invasiva. Le variabili in gioco sembrano numerose: dal tipo di contenuto visualizzato alla frequenza d’uso della piattaforma, fino alla profilazione dell’utente. Il tutto è gestito da algoritmi dinamici, che rendono l’esperienza incoerente e, spesso, irritante.

I test condotti sia da browser sia dall’app Windows hanno mostrato come l’esperienza possa variare notevolmente anche su episodi dello stesso show, complicando ogni previsione su quanto sarà effettivamente disturbata la visione.

Una visione senza pubblicità? Solo a pagamento

Amazon consente di eliminare completamente gli spot, ma solo pagando un supplemento mensile di 1,99 euro, che va aggiunto ai 49,99 euro dell’abbonamento Prime. Il totale annuo per l’accesso a Prime Video senza pubblicità raggiunge così i 73 euro.

A confronto con altri servizi di streaming, la proposta di Amazon resta tra le più economiche:

  • Prime Video senza pubblicità: 73 € l’anno

  • Netflix con pubblicità: 84 € l’anno

  • Netflix standard: 168 € l’anno

  • Disney+ con pubblicità: 72 € l’anno

  • Disney+ standard: 99,90 € l’anno

Tuttavia, Prime Video ha caratteristiche diverse: numerosi canali a pagamento, contenuti a noleggio o da acquistare e un’interfaccia che, secondo molti utenti, non distingue chiaramente tra titoli inclusi e quelli extra a pagamento, contribuendo a una certa confusione e incentivando ulteriori acquisti.

Il modello pubblicitario su Prime Video segna un passaggio strategico di Amazon, che trasforma lo streaming in un’esperienza sempre più vicina alla TV tradizionale, ma senza rinunciare al canone. L’opzione per rimuovere gli spot esiste, ma richiede un esborso extra, e il comportamento apparentemente casuale delle interruzioni rischia di compromettere la fiducia degli utenti. La domanda ora è: fino a che punto gli spettatori saranno disposti a tollerare queste interruzioni, prima di cercare alternative?

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Redazione

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