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Ecco come fa Facebook a essere il social più usato

gestione di facebook

Copia, acquista, collabora: tre lezioni dal colosso californiano sul rapporto con la concorrenza.

In questo precedente articolo abbiamo ricordato la incredibile quotazione di Facebook , che ha visto moltiplicare il valore dell’azienda in pochi anni. Come sia stato però possibile dipende da tanti elementi, e in un contesto segnato da rapidi cambiamenti il rapporto con i competitors è stato certamente determinante. Vediamo allora come si è comportata l’azienda di Palo Alto in diversi contesti concorrenziali:

 

1. COPIA

Una mattina di più di 15 anni fa il giovanissimo Mark ricevette una diffida da alcuni ricchi avvocati che lo accusavano di aver copiato l’idea per un sito “social” che si sarebbe chiamato harvardconnection.com. Era il 10 Febbraio 2006, quello che al tempo si chiamava “The Facebook” era nato da meno di sei giorni. Anni dopo quel fatto la più grande realtà digital del mondo decise di sfidare un’azienda che non aveva cinque anni di vita e fondò Google Plus (o G+) inserendo una marea di novità, tra cui la possibilità di condividere contenuti Google dall’applicazione per dispositivi mobili e la traduzione automatica dei testi. Facebook, semplicemente copiò le innovazioni.

Perché lo fa da sempre, nasce copiando e integrando idee altrui all’interno del proprio ecosistema, e funziona.

 

2. ACQUISTA

Nel 2012 un social media più giovane e “rapido” di Facebook stava iniziando a spopolare a forza di fotografie, filtri, hashtag e like, si chiamava Instagram. “Diamine!” avrà esclamato il buon Mark, “likes e immagini sono il nostro pane quotidiano, come facciamo se i giovani di tutto il mondo ci abbandonano per andare su questo Instagram?”. Fermare un flusso troppo potente a volte non è possibile, quello che si può fare è metterci un mulinello e guadagnarci. Ed è quello che hanno fatto in California, comprandosi il concorrente per appena un miliardo di dollari, giusto un mese prima di quotarsi in borsa.

Poi , due anni dopo, stessa storia: “se ormai le persone preferiscono scriversi tramite WhatsApp invece che su Messenger, è inutile provare a fargli cambiare idea”, avrà riflettuto il buon Mark, prima di tirare fuori una dozzina di miliardi per entrare in possesso anche della piattaforma di messaggistica più utilizzata. Ecco la lezione: Facebook non si è mai lasciata superare, ha preferito traslare il vecchio adagio… “quando non puoi batterli, comprali”.

 

3 . COLLABORA

Come abbiamo visto, nel 2011 a Menlo Park Larry Page, il capo di Google, decise che poteva aggredire il mercato dei social, e investì letteralmente miliardi di dollari per lo sviluppo in Google Plus (o G+). Le cause che poi portarono a far cessare la lunga agonia che soffrì G+ sono varie, a noi interessa capire invece che Zuckerberg non andò mai allo scontro frontale con un avversario più grosso e affermato: per fare un esempio all’inizio su Facebook non c’era neanche la possibilità di condividere video direttamente, e in tanti vi condividevano quindi i video della più affermata YouTube (Google appunto), senza limitazioni.

Portare le attività di Facebook su G+ era invece impossibile, e ciò (oltre a molti altri aspetti) non aiutava gli utenti a frequentarlo. Anni dopo, nel 2018, Facebook pensò di sviluppare degli hardware in grado di sfruttare WhatsApp e Messenger per le videochiamate, con tanto di assistente vocale. Ma non aveva il know how né le tecnologie per avventurarsi in questo mondo. Così invece di mettersi a competere con assistenti vocali che venivano sviluppati da decenni, ha alzato il telefono: “Ehi Jeff, come ti funziona Alexa, lì ad Amazon? Facciamo mica un accordo commerciale che te lo piazzo nei display “portal” che sto sviluppando? Grande, grazie a te”.

Cosa possiamo apprendere dal fallimento di Page e dall’intuizione di Zuckerberg e Bezos? “Se non puoi batterli, comprali; ma se non puoi comprarli, integrali”. Un avversario più forte si può comprare, uno più grande no; ma con un avversario che non puoi comprare puoi comunque collaborare.

“Copia, acquista, collabora”.
Probabilmente qualcosa di simile è scritto a caratteri cubitali all’ingresso degli uffici di Palo Alto, perché è esattamente così che si sono sempre comportati, con ottimi risultati.

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