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Il valore di Facebook nei 10 anni che hanno cambiato l’economia

La lezione per gli investitori dalla quotazione azionaria del colosso più usato dai consumatori.

Oggi è il social media che vale di più, ma come ha fatto Facebook a crescere così tanto?

Flashback: siamo a febbraio 2012, il giovane Mark Zuckerberg si prepara per quella che sarà la più imponente IPO (“offerta pubblica di acquisto”, ovvero quotazione in borsa) della Storia. Mark ha presentato all’organismo di controllo della borsa di New York (la SEC) la documentazione necessaria, si uscirà con 38 dollari ad azione; significherebbe che l’azienda ha un valore di 100 miliardi, nessuno ha mai cominciato così alto.
Forse un po’ troppo in alto. 

L’azienda fattura già più di 4 miliardi l’anno, di cui circa mezzo di utili, ma questi conti non giustificano un valore azionario atteso del genere. Gli investitori se ne accorgono, non sono lungimiranti, non hanno fiducia nella progressiva “monetizzazione” dei giochi e giochini (al tempo molto in voga sul social network e che rappresentavano un’importante fetta di ricavi, considerando la timidezza degli inserzionisti)… Come può valere così tanto un’azienda che offre servizi gratuiti, che fattura così poco, con mezzo mondo che già passa il proprio tempo lì e senza quindi particolari margini di crescita?

 

Gli investitori infatti non ci crederono affatto, e Facebook Inc. non fece in tempo a quotarsi, che crollò.

Tre mesi dopo il debutto le azioni offerte inizialmente a 38 dollari valevano meno della metà, era il 31 agosto 2012 e per 18,06 dollari avremmo potuto acquistare un pezzettino del gigante di Palo Alto.
Pensate a 18 euro ad azione, meno di 50 miliardi di valore stimato complessivo per l’azienda… e pensate che oggi vale 20 volte tanto. Avete letto bene, venti volte tanto, e dalla primavera 2021 Facebook Inc. viaggia stabilmente sopra i 300 dollari ad azione (350 mentre scrivo). 

In mezzo è successo di tutto: lo scandalo di Cambridge Analytica, le audizioni al congresso USA, censure da intere nazioni, battaglie fiscali e legali, la nascita di piattaforme concorrenti ricche, agguerrite e talvolta efficaci (pensiamo a Google+, Instagram, Tik Tok…), l’elezione di Trump, la sua caduta, il #metoo, black lives matter… Come ha fatto Facebook a resistere a tanti cambiamenti? Qui ci sono le tre lezioni che possiamo imparare dal colosso di Mark Zuckerberg, per capire come fa Facebook a essere il social più usato.

 

Torniamo a oggi: Facebook vale circa mille miliardi.

Dall’ultimo bilancio emerge come il fatturato complessivo non arriva al 2% di questa quotazione, mentre l’utile rimane sotto l’1% del valore complessivo. Sono cifre che un’azienda “normale” non potrebbe minimamente permettersi e che in un contesto “non da start up” suggerirebbero l’esistenza di un’enorme bolla speculativa sul titolo, pronta a scoppiare, esattamente come scoppiò in quell’estate del 2012.
E allora perché vale mille miliardi?
In questi due lustri abbiamo iniziato a comprendere come il vero valore di Facebook non sia nei ricavi pubblicitari, nella (pur miliardaria) monetizzazione da sponsor o altre iniziative. Oggi ci siamo resi conto della mole di informazioni che possiede Facebook, una banca dati tale da diventare un asset che nessun Paese può vantare. Dalle scelte di Facebook dipendono governi, vite umane, intere economie…dentro quei “mille miliardi” c’è essenzialmente ciò.

Una regola che gli investitori più accorti conoscono bene: quando si fanno i conti, spesso le “statistiche grezze” dell’ultimo bilancio non ci dicono quasi nulla sul mercato di riferimento e sulle possibilità di crescita (o decrescita) di medio, lungo e lunghissimo periodo. 

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